martedì 10 novembre 2015

SACROSANCTUM CONCILIUM



Sacrosanctum concilium


La fondamentale acquisizione della Sacrosanctum concilium, accanto alla natura ecclesiale della liturgia in quanto azione di Cristo e di tutto il suo popolo, che è la chiesa concentrata nell'assemblea celebrante, è sicuramente quella della liturgia come celebrazione del mistero pasquale.

Come è noto il documento conciliare, avvalendosi delle acquisizioni teologiche dei decenni precedenti circa la rivelazione come storia della salvezza che ha il proprio vertice nella morte, risurrezione e ascensione di Cristo, Verbo di Dio fatto uomo, applica a questo momento ricapitolativo la categoria cara ai padri e ai testi della liturgia tanto in Oriente quanto in Occidente a partire da Melitone di Sardi e presenta la liturgia come attuazione del mistero pasquale per opera dello Spirito Santo. 

L'assunzione di questa categoria implica che ogni azione liturgica è, come la pasqua, memoria dell'evento pasquale, inteso come un evento le cui conseguenze continuano nei membri del popolo di Dio di cui Cristo è capo, rendimento di grazie per l'opera compiuta da Dio a favore del capo e delle membra, supplica perché Dio nella sua fedeltà continui nell'oggi e poni a compimento definitivo la sua opera. 

Questo, attraverso un'azione simbolica che rende in qualche modo presente agli occhi di Dio e dei fedeli l'evento salvifico, affinché Dio, vedendolo, si ricordi della sua fedeltà e della sua misericordia, e affinché i fedeli, ricordando, a loro volta si impegnino alla fedeltà e alla coerenza.

La Sacrosanctum concilium applica questa categoria
  • all'eucaristia, convito pasquale memoriale della morte e risurrezione di Cristo (SC 47);

  • ai sacramenti e ai sacramentali, che scaturiscono dal mistero pasquale e lo estendono alle situazioni e agli avvenimenti della vita (SC 61);

  • alla celebrazione dell'anno liturgico con al centro la domenica, la celebrazione dei vari aspetti e momenti del mistero pasquale, le celebrazioni di Maria e dei santi (cap. V);

  • alla liturgia delle ore, che estende alle ore del giorno e della notte la preghiera personale del Cristo pasquale (cap. IV).

Questo principio, così esplicitamente formulato, se è tradizionale per il battesimo e per l'eucaristia e per la domenica, è nuovo se riferito agli altri ambiti della liturgia, e ha avuto una vasta e coerente applicazione nei libri della riforma liturgica, sia nelle premesse sia nei testi liturgici. 

Il rito dell'iniziazione cristiana afferma che nel battesimo si fa memoria e si attua il mistero pasquale che è per gli uomini passaggio dalla morte alla vita (Rito dell'iniziazione cristiana, 6).

E da questa affermazione deriva l'opportunità di celebrarlo nella veglia pasquale o di domenica e la preferenza per l'immersione, segno che più chiaramente esprime la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo.

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