mercoledì 24 febbraio 2016

IL VENERDI' SANTO DI COMBONI


Il Venerdì Santo di Comboni

Nella tensione morte-risurrezione del Mistero Pasquale, il Venerdì Santo di Comboni è la sua anima sola, vuota, in aridità e angoscia.

È la sua anima innamorata-consegnata e senza comprensione, senza compagnia.

È la sua situazione di un uomo “solo” disposto a dare mille vite per l’amata Nigrizia; l’esperienza del suo cuore che comincia a battere più rapidamente contemplando l’impeto della Carità che si accese con divina vampa sulla pendice del Gólgota e si effuse dal costato di un Crocefisso; quella “virtù divina” che lo avvince, che gli stringe il cuore e lo spinge tra le braccia della Nigrizia per essere guida-servo della sua rigenerazione.

In Comboni, questa esperienza forte di Dio nel Cuore trafitto di Cristo trabocca nell’esuberanza del dono totale di sé alla causa della rigenerazione della Nigrizia, che così fortemente attira la nostra attenzione. 

Il nostro Fondatore e Padre, prima di essere un uomo conquistato dalle cose da fare per Dio, è un uomo conquistato e contagiato dal Mistero di Dio, da un Dio-Cuore, manifestato in pienezza nell’Evento della Croce, che associa le vittime del male del mondo alla Pasque Eterna del Risorto.

L'orizzonte in cui Comboni vive il Mistero Pasquale è l'eternità, intesa come esperienza profonda, dinamica e perseverante del Mistero di Dio-Trinità.

Perdendo di vista l’eternità, l’impegno missionario è ridotto a semplice attività filantropica e perde lo slancio divino della sua origine ed il suo significato ultimo, per cui il missionario è il primo a rimanere esposto ad una specie di vuoto e isolamento intollerabile (cfr. Regole 1871, Cap. X).

“La forte e straordinaria presenza della beata Trinità in Comboni, (come appare all'inizio del Piano: S 2742-43), divenne sorgente della sua apertura e spinta missionaria, e così diventò servizio, ministero fino al martirio a quelli che per lui parvero i più poveri e abbandonati del suo tempo, cioè gli Africani dell'Africa Centrale” (Missione in Africa, p. 78).

Nell’esperienza carismatica e spirituale di Comboni, la missione non è una filosofia della vita o un'avventura filantropica causata dai problemi umani degli Africani, ma un'offerta di salvezza, presenza dell'Amore Assoluto, che produce la gioia propria del Regno di Dio, nel costatare che è presenza rigeneratrice dell'uomo oppresso.

Il missionario è partecipe di questa gioia, sentendosi amato e inviato da Dio per essere suo strumento in quest'opera di ri-generazione. Far presente in mezzo agli ultimi della terra l'amore rigeneratore di Dio, che sgorga dalla ferita del Cuore di Gesù sempre aperto, ed esperimentare questo stesso amore nella propria vita, è lavorare per l'eternità.


Per tanto, per Comboni lavorare per l'eternità non significa che si dedica alla missione per comprare la felicità eterna per se stesso e per gli africani oppressi, ma che si dedica alla missione aperto alle necessità del mondo nell’ottica di Dio, mirando ad un futuro con speranza di risurrezione, perché sa che le uniche buone sono le mani di Dio, Amore “fontale” e finale di ogni vita umana: abbia successo o insuccesso nella missione, il Padre è sempre con lui ed è l'unico garante del suo Regno.

Perciò egli può morire, ma l'opera che il Padre gli ha affidato non morirà. 

Al di fuori del coinvolgimento nell’Amore Trinitario, senza la dimensione escatologica, la vocazione missionaria di Comboni appare come una casa senza fondamenta e senza tetto.

1 commento:

  1. Şile Escort
    Sultanbeyli Escort
    istanbul anadolu yakası, avrupa yakası, escort bayanları sizleri beklemekte hemde onlıne

    RispondiElimina