venerdì 18 marzo 2016

EFFETTI E NECESSITA' DEI SACRAMENTI


Effetti e necessità dei sacramenti

Tutti i sacramenti conferiscono la grazia santificante a coloro che non frappongono ostacolo. Questa grazia è «il dono dello Spirito che ci giustifica e ci santifica» (Catechismo, 2003). Inoltre i sacramenti conferiscono la grazia sacramentale, che è la grazia «propria di ciascun sacramento» (Catechismo, 1129): un aiuto divino per ottenere il fine di quel sacramento.

Non solo riceviamo la grazia santificante, ma lo stesso Spirito Santo. «Per mezzo dei sacramenti della Chiesa, Cristo comunica alle membra del suo Corpo il suo Spirito, Santo e santificatore» (Catechismo, 739). Il frutto della vita sacramentale è che lo Spirito Santo deifica i fedeli unendoli vitalmente a Cristo (cfr. Catechismo, 1129).
I sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Ordine sacro, oltre la grazia, conferiscono il cosiddetto carattere sacramentale, che è un segno spirituale indelebile che si imprime nell’anima, col quale il cristiano partecipa del sacerdozio di Cristo e fa parte della Chiesa secondo stati e funzioni diversi. 

Il carattere sacramentale nel cristiano rimane per sempre come disposizione positiva alla grazia, come promessa e garanzia della protezione divina e come vocazione al culto divino e al servizio della Chiesa. Pertanto questi tre sacramenti non possono essere ripetuti (cfr. Catechismo, 1121).

I sacramenti che Cristo ha affidato alla sua Chiesa sono necessari – almeno il desiderio di riceverli – per la salvezza, per ottenere la grazia santificante. Nessuno è superfluo, anche se alla singola persona non sono tutti necessari.

I sacramenti «sono efficaci perché in essi agisce Cristo stesso: è Lui che battezza, è Lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa» (Catechismo, 1127). L’effetto sacramentale si produce ex opere operato (per il fatto stesso che il segno sacramentale è compiuto). «Il sacramento non agisce in virtù della giustizia dell’uomo che lo dà o che lo riceve, ma attraverso il potere di Dio». 

«Quando un sacramento viene celebrato in conformità all’intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità personale del ministro» (Catechismo, 1128).

L’uomo che amministra il sacramento si mette al servizio di Cristo e della Chiesa, e per questo si chiama ministro del sacramento; non può essere un qualunque fedele, normalmente ha bisogno della speciale configurazione con Cristo Sacerdote che dà il sacramento dell’Ordine.

L’efficacia dei sacramenti è dovuta a Cristo stesso, che opera in essi; «tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve» (Catechismo, 1128): quanto migliori disposizioni egli ha di fede, di conversione del cuore e di adesione alla volontà di Dio, più abbondanti saranno gli effetti della grazia che riceve (cfr. Catechismo, 1098).

«La Santa Madre Chiesa ha inoltre istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita». 

«Non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa» (Catechismo, 1670). «Fra i sacramentali ci sono innanzi tutto le benedizioni (di persone, della mensa, di oggetti, di luoghi)» (Catechismo, 1671).

La liturgia cristiana «è essenzialmente actio Dei che ci coinvolge in Gesù per mezzo dello Spirito», e possiede una duplice dimensione: ascendente e discendente. «La Liturgia è azione di Cristo tutto intero (Christus totus)» (Catechismo, 1136); perciò «è tutta la Comunità, il Corpo di Cristo unito al suo Capo, che celebra» (Catechismo, 1140). 

Al centro dell’assemblea, pertanto, si trova lo stesso Gesù Cristo (cfr. Mt 18, 20), ormai risuscitato e glorioso. Cristo precede l’assemblea che celebra. Egli – che opera unito inseparabilmente allo Spirito Santo – la convoca, la riunisce e insegna. 

Egli, Sommo ed Eterno Sacerdote è il protagonista principale dell’atto rituale, sebbene si serva dei suoi ministri per ri-presentare (per fare presente, realmente nella celebrazione liturgica) il suo sacrificio di redenzione e farci partecipi dei doni conviviali della sua Eucaristia.

Senza dimenticare che formando con Cristo-Capo «quasi un’unica persona mistica», la Chiesa opera nei sacramenti come “comunità sacerdotale”, “organicamente strutturata”: grazie al Battesimo e alla Confermazione, il popolo sacerdotale diventa atto a celebrare la liturgia. Perciò «le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano; i singoli membri poi vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e dell’attuale partecipazione».

In ogni celebrazione liturgica compartecipa la Chiesa intera, i cieli e la terra, Dio e gli uomini (cfr. Ap 5). La liturgia cristiana, anche quando si celebra in un determinato momento, in un determinato luogo ed è espressione di una comunità particolare, è per sua natura cattolica, proviene dal tutto e conduce al tutto, in unità con il Papa, con i vescovi in comunione col Romano Pontefice, con i credenti di tutte le epoche e di tutti i luoghi «perché Dio sia tutto in tutti» (1 Cor 15, 28). Da questa prospettiva, è estremamente importante il principio secondo cui il vero soggetto della liturgia è la Chiesa, concretamente la communio sanctorum di tutti i luoghi e di tutti i tempi. 

Quanto più una celebrazione è animata da questa coscienza, tanto più si realizza in essa il significato della liturgia. Espressione della coscienza di unità e universalità della Chiesa è l’uso del latino e del canto gregoriano in alcune parti della celebrazione liturgica.

Partendo da queste considerazioni, possiamo dire che l’assemblea che celebra è la comunità dei battezzati, i quali, «per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo, vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo per offrire, mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici». 

Questo “sacerdozio comune” è quello di Cristo unico Sacerdote, partecipato da tutti i suoi membri. «In questo modo, nella celebrazione dei sacramenti, tutta l’assemblea è “liturgia”, ciascuno secondo la propria funzione, ma nella “unità dello Spirito” che agisce in tutti» (Catechismo, 1144). 

Per questo la partecipazione alle celebrazioni liturgiche, anche se non abbraccia tutta la vita soprannaturale dei fedeli, costituisce per essi, come lo è per tutta la Chiesa, il culmine al quale tende tutta la loro attività e la sorgente da cui scaturisce la loro forza. In realtà, «la Chiesa si riceve e insieme si esprime nei sette Sacramenti, attraverso i quali la grazia di Dio influenza concretamente l’esistenza dei fedeli affinché tutta la vita, redenta da Cristo, diventi culto gradito a Dio».

Quando ci riferiamo all’assemblea come soggetto della celebrazione, vogliamo dire che ognuno, come attore opera come membro dell’assemblea, fa tutto e solo quello che gli compete. Le «membra non hanno tutte la medesima funzione» (Rm 12, 4). Alcuni sono chiamati da Dio nella e per la Chiesa a un servizio particolare della comunità. 

Questi servitori sono scelti mediante il sacramento dell’Ordine, col quale lo Spirito Santo li rende idonei ad agire in rappresentanza di Cristo-Capo per il servizio di tutti i membri della Chiesa. Come ha chiarito in diverse occasioni Giovanni Paolo II, «in persona Christi vuol dire più che “a nome” oppure “nelle veci” di Cristo. 

In persona Christi, cioè nella specifica, sacramentale identificazione col sommo ed eterno sacerdote, che è l’autore e il principale soggetto di questo suo proprio sacrificio, nel quale in verità non può essere sostituito da nessuno». Possiamo dire graficamente, come indicato dal Catechismo, che «il ministro ordinato è come l’icona di Cristo Sacerdote» (Catechismo, 1142).

«Il Mistero celebrato nella Liturgia è uno, ma variano le forme nelle quali esso è celebrato». «È tale l’insondabile ricchezza del Mistero di Cristo che nessuna tradizione liturgica può esaurirne l’espressione» (Catechismo, 1200-1201). «Le tradizioni liturgiche, o riti, attualmente in uso nella Chiesa sono il rito latino (principalmente il rito romano, ma anche i riti di certe Chiese locali, come il rito ambrosiano o di certi Ordini religiosi) e i riti bizantino, alessandrino o copto, siriaco, armeno, maronita e caldeo» (Catechismo, 1203). 

«La santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati».

Il mistero pasquale è il centro della fede cristiana: noi crediamo infatti che Gesù "è morto per i nostri peccati ed è risuscitato per la nostra salvezza" (San Paolo). 

La Pasqua è il coronamento dell'incarnazione; la morte di Gesù è il punto di massimo annientamento, la sua risurrezione segna il rinnovamento dell'umanità redenta. La Pasqua cristiana celebra il nuovo esodo dalla morte alla vita: "E' stata immolata la nostra Pasqua, Cristo" scrive San Paolo. 


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