mercoledì 23 marzo 2016

ESISTENZA NEL MISTERO PASQUALE


Esistenza nel mistero pasquale

La gioia di Pasqua nasce dalla vittoria dell’amore sul peccato, alla quale il cristiano è chiamato a partecipare non solo come spettatore, ma come collaboratore della Gloria dell’amore. 

Vivere una esistenza pasquale significa vivere, con Cristo e in Cristo, il paradosso della gioia e della sofferenza. Il cristiano può «dire, con Dio e in Dio, sì al dolore nella gioia e a un dolore che ha, ciononostante, la profondità dell’abbandono di Dio. Anche Dio lo fa, e in ciò è un mistero del suo amore». 

Von Balthasar ricorda che l’esistenza cristiana «resta avvolta nel mistero insolubile del periodo “intermedio”, tra la dipartita e il ritorno del Signore. 

La comprensione della Chiesa del rapporto tra la croce e la gioia si colloca all’interno del mistero della croce dello stesso Gesù, il quale soltanto in forza del suo rapporto filiale, diretto, con Dio Padre può assaporare sino in fondo l’abbandono totale del Padre».

Non è dolorismo. Non è rifiuto di una gioia terrena che Dio offre all’uomo. Ma è una esistenza capace di unire nella gioia della Risurrezione i dolori e le gioie quotidiane. 

L’atteggiamento ad assumere nella sofferenza è quello di Cristo: «Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi» (1 Pt 4, 12s). 

L’elemento alienante della sofferenza diviene pegno, anzi presenza velata della gioia escatologica. Inoltre «nella misura in cui la sofferenza e la prova sono una partecipazione del cristiano a Cristo, devono anche poter essere trasmesse ad altri: 

l’esperienza acquisita del dolore non è una cosa privata, ma deve essere valorizzata nella comunione dei santi, e ciò in duplice maniera: rendere possibile un’altra esperienza di dolore di tipo cristiano, confortare e lenire durante queste prove». 

Ma non è tutto.

Il paradosso non è gioia e sofferenza, ma gioia e croce, cioè croce come via di liberazione dai peccati. E’ quindi una gioia nella quale si esprime la gioia per la liberazione dal peccato: «Si tratta ad ogni modo di una gioia che non si può adagiare, soddisfatta, su nessuno dei beni terreni, ma che anche nell’autentico godimento tiene davanti agli occhi l’amore di Cristo, quale si manifesta nella Chiesa».

Von Balthasar ricorda come l’esistenza pasquale è una esistenza feconda nella forza di Cristo che concorre ad una fecondità non sempre visibile, ma ben reale, come lo rivela l’impegno dei santi: «In quanto impegno nella preghiera pura, nella notte della croce, nella sofferenza nascosta, esso può essere molto più fruttuoso di ciò che si verifica visibilmente»


Seguendo il pensiero di von Balthasar in questo tempo della Risurrezione di Cristo possiamo essere riportati, mediante il mistero della Risurrezione, al centro della nostra fede cristiana, fede che diventa vita nella Vita del Risorto. 

Vivere una vita pasquale significa vivere nella gioia della fecondità della Croce, secondo la logica dell’amore, una pro-esistenza eucaristica; significa amare dell’amore stesso di Dio e conoscere l’autentica gioia filiale di chi accetta di essere con-crocifisso con Cristo. 

Il pensiero di von Balthasar ci aiuta ad integrare il mistero della Passione nel Mistero della Passio caritatis di Dio, evitando una concezione estrinseca della Croce che porta sia a svuotarla del suo significato che a leggerla in modo riduttivo(Prof. Dr. André-Marie Jerumanis).

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