domenica 20 marzo 2016

IL MESSAGGIO CRISTIANO E' GIOIA


“Il messaggio cristiano è gioia”

«L’evento cristiano comincia con l’incarnazione annunciata come la “grande gioia” (Lc 2, 10). 

L’evento sfocia nella grande gioia e meraviglia della risurrezione (Lc 24, 41) e del ritorno al Padre (Lc 24, 55)»2.

E’ solo alla luce del mistero pasquale che si riesce ad intuire l’originalità della gioia cristiana e quanto il messaggio cristiano sia messaggio di gioia. 

«La vita e la passione di Cristo ricevono la loro giustificazione a partire dalla Pasqua, e la missione della Chiesa di annunciare questa universale giustificazione di Dio nel mondo con l’evento pasquale, resta una missione di gioia», nonostante il dramma della sofferenza.

Von Balthasar sottolinea come il messaggio delle beatitudini esprime questo paradosso della gioia cristiana:

« nessuna gioia è  profonda senza sacrificio delle felicità superficiali; 

non soltanto sul piano individuale, ma anche sociale: il singolo può rinunciare a se stesso con gioia per il bene comune», tuttavia, non nel senso hegeliano-marxista di un sacrificio della persona, bensì con la coscienza di essere amato ed eternamente affermato come persona.

 E questo, a partire dalla luce che scaturisce esplicitamente dalla buona novella della Risurrezione. 

E’ il sì filiale che diviene il paradigma d’interpretazione dell’atteggiamento cristiano davanti alla gioia e alla croce: 

«Il sì alla sofferenza e alla notte ha la sua ultima giustificazione nella cristologia: 

in un sì del Figlio alla volontà del Padre che ha potuto essere pronunciato soltanto nella gioia e non nel lamento». In tal modo von Balthasar ci svela la dimensione trinitaria del mistero della sofferenza. 

Dietro il sì del Figlio alla volontà del Padre sta il cuore del Padre, un Padre che deve essere d’accordo già prima con le sofferenze dell’amato. 

La gioia cristiana include dunque nel suo centro la croce. 

Von Balthasar ha meditato a lungo sulla dialettica cristiana della gioia e della croce, mostrando come questa dialettica rimanda a un mistero nel cuore stesso di Dio, e si chiede: 

«Non potrebbe la gioia divina essere così grande e così profonda da tollerare di albergare in sé il grido dell’abbandono di Dio senza esserne offuscata?»


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