mercoledì 16 marzo 2016

IL MISTERO PASQUALE


Il Mistero Pasquale


Il cristiano è colui che accetta con fede il mistero della salvezza che consiste essenzialmente nella morte e risurrezione di Cristo.

Il cristiano deve far sua la salvezza di Gesù, deve renderla operante nella sua vita.Otterrà tutto questo partecipando alla morte e risurrezione di Cristo.

Questo è il centro della vita cristiana. Diceva s. Paolo: " Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.

Difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo " ( Gal 6, 14 – 17 ); " Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me " ( Gal 2, 20 ). Consideriamo questa partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo sotto tre aspetti: sacramentale, morale e finale.

Dopo l’incarnazione, Dio ha stabilito di comunicarsi agli uomini dotati di sensi, mediante segni sensibili. La salvezza ci giunge dunque, in via ordinaria, mediante i sacramenti. I sacramenti sono il primo modo di partecipare alla morte e risurrezione di Cristo. 

Ne prendiamo in considerazione tre che sono i più significativi. 

a)  Il battesimo
Dice Paolo: " O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte ? Per mezzo del battesimo, siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 

Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato e noi non fossimo più schiavi del peccato. 

Infatti chi è morto è ormai libero dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo anche che vivremo con lui, sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù " ( Rm 6, 3 – 11 ).

Pensiamo che s. Paolo, scrivendo questa pagina, avesse dinanzi agli occhi il rito del battesimo per immersione, in cui è più evidente il simbolismo della partecipazione alla morte e alla sepoltura di Cristo ( immersione nell’acqua ) e della partecipazione alla sua risurrezione ( uscita dall’acqua ). Ma il significato del battesimo è la morte e la risurrezione di Cristo, che diventa la morte e la risurrezione del cristiano: ciò che allora è avvenuto nel Capo ora avviene nelle membra.

b)  La penitenza

Il cristiano, che è morto con Cristo nel battesimo, ha stretto una alleanza con Dio. Questa alleanza da parte di Dio è definitiva " perché i doni e la chiamata di Dio sono Irrevocabili " ( Rm 11, 29 ). Ma non è così da parte dell’uomo. L’uomo vecchio non è mai definitivamente morto; può sembrare rinascere e di fatto rinasce tutti i giorni. 

La vita divina che ci è stata donata può essere perduta. Ecco dunque la necessità di un sacramento che permetta al cristiano di morire e di risuscitare di nuovo con Cristo tutte le volte che sarà necessario. Nella penitenza, ci è sempre data la possibilità di iniziare di nuovo. È questa una delle caratteristiche più belle della vita cristiana: ad ogni istante abbiamo la possibilità di morire al nostro peccato e di risorgere a una vita nuova.  

c) L’eucaristia 

Nell’eucaristia viene ripresentato il mistero pasquale. Ciò che è avvenuto nel Battesimo, ed è stato rinnovato nella penitenza, viene reso perfetto nell’eucaristia.  Si comprende così come la celebrazione dell’eucaristia sia veramente il centro della vita cristiana. È lì che il cristiano partecipa pienamente e comunitariamente alla salvezza portata da Cristo, ed è da lì che deve partire ogni iniziativa che realizzi concretamente la sua adesione a Cristo.

Nei sacramenti, Cristo viene incontro all’uomo e gli offre la possibilità di morire per vivere con lui. Ma il sacramento non basta, è l’inizio: suppone la vita. Questa morte e questa risurrezione, avvenute sacramentalmente, devono realizzarsi nella vita di tutti i giorni " portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo " ( 2 Cor 4, 10 ). Che cosa significa morire e risorgere con Cristo? Morire significa rinunciare sempre più a se stessi, al proprio egoismo, al proprio peccato, a tutto quello che allontana da Dio. 

Risorgere significa vivere la vita nuova nella libertà dei figli di Dio, gustare fin d’ora la gioia della risurrezione, possedere fin d’ora il dominio di se stessi, donarsi nell’esercizio della carità verso tutti i fratelli. C’è uno stretto rapporto tra sacramento e vita: ciò che avviene in maniera misteriosa nei sacramenti deve realizzarsi in maniera chiara, evidente e comprensibile nella vita di tutti i giorni.

Ciò che Cristo ha compiuto sacramentalmente nella Cena, l’ha poi realizzato fino in fondo con la sua passione, morte e risurrezione. 

La Cena ha acquistato tutto il suo valore dagli avvenimenti che le sono seguiti. Lo stesso deve essere per il cristiano. Ciò che compie in maniera liturgica nei sacramenti deve poi realizzarlo nell’esercizio della sua vita cristiana. 

È proprio questo il significato che i cristiani danno ai sacramenti ?  Abbiamo il fondato sospetto che spesso vengano considerati come fine a se stessi, capaci di conferire una certa tranquillità alla coscienza e di dispensare dal tirare le conseguenze pratiche.
Il sacramento dev’essere il punto di partenza: rimane sterile, inefficace se non trasforma la vita.

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