sabato 5 marzo 2016

NOSTRO COINVOLGIMENTO NEL MISTERO PASQUALE



Il nostro coinvolgimento nel Mistero Pasquale

Nel Triduo Sacro, nei giorni di Giovedì, Venerdì e Sabato Santo, così come in seguito nella Pasqua, ci viene indicata la legge fondamentale della nostra vita cristiana.

Questi sono certamente i giorni più importanti dell’Anno Liturgico che vanno, quindi, celebrati con la massima attenzione. 

Per questo dovremmo prenderci tempo non solo per partecipare nella liturgia, ma anche per approfondirla personalmente nei suoi contenuti e significati. 

In quest’ottica, potremmo meditare sui simboli della liturgia, come il pane, il calice, la lavanda dei piedi, la Croce, il sepolcro. 

Tutti essi sono punti di riferimento per la nostra vita e, nello stesso tempo, immagini per la nostra salvezza.

Se in questi giorni accompagniamo Gesù nel suo cammino, percorriamo nello stesso tempo la via della nostra liberazione e realizzazione umana. Questo cammino si sviluppa in quattro tappe: accettazione (Giovedì Santo), abbandono (Venerdì Santo), unificazione (Sabato Santo), rinnovamento (Pasqua).

La Liturgia del Giovedì Santo si svolge intorno alla dimensione vitale dell’ ”accettazione”. Celebriamo l’inaugurazione dell’Eucaristia. 

Nell’Eucaristia, Gesù ci accetta in un modo perfettamente intenso. Condividere il pasto con un altro era già per i giudei accettare l’altro, unirsi a lui. Se io mangio con un altro, non posso avere niente contro di lui. Mangio dello stesso pane, bevo dello stesso calice e così mi unisco con l’altro. Gesù raccoglie questo simbolo, ma è Lui stesso che si dà nel pane e nel vino.

La liturgia del Venerdì Santo è una vera rappresentazione del mistero della nostra salvezza, un vero psicodramma. 

La rappresentazione comincia con un profondo silenzio. Il sacerdote si stende sul pavimento. 

Deve prostrarsi davanti al mistero. L’unico modo con cui possiamo celebrare questo mistero della nostra salvezza, è quello lasciarci impressionare e rimanere muti, stupiti.

«Egli si è caricato delle nostre sofferenze. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati curati» (Is 53, 4ss).


In queste parole c’è data la chiave di come dobbiamo contemplare la Passione di Gesù: gli scherni e gli oltraggi che soffrì, le sue debolezze e il suo fallimento, il suo abbandono e la sua disperazione, queste sono le nostre ferite e quelle di questo mondo. 

Ma, nello stesso tempo, queste sono anche le ferite per mezzo delle quali saremo guariti. 

La storia della Passione è una storia unica della salvezza: la storia della guarigione delle nostre ferite interiori e dei mali che lacerano la convivenza umana; è nella Croce dove si accumulano le nostre ferite e necessità, da essa viene la salvezza al mondo d’oggi.

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