martedì 15 marzo 2016

UNA NUOVA PENTECOSTE (GIOVANNI XXIII)


Verso una "Nuova Pentecoste" (Giovanni XXIII)

Senza lo Spirito santo :
•    Dio è lontano;
•    il Cristo resta nel passato;
•    il Vangelo è lettera morta;
•    la Chiesa una semplice organizzazione;
•    l'autorità una dominazione;
•    la missione una propaganda;
•    il culto un'evocazione;
•    l'agire cristiano una morale da schiavi.     
Ma con lo Spirito santo:
•    il cosmo è sollevato e geme nel parto del Regno;
•    l'uomo lotta contro la carne;
•    il Cristo è presente;
•    il Vangelo è potenza di vita;
•    la Chiesa segno di comunione trinitaria;
•    l'autorità servizio liberatore;
•    la missione una Pentecoste;
•    la liturgia memoriale e anticipazione;
•    l'agire umano è divinizzato.

Ogni volta che mi avvicino al mistero pasquale sorge in me la vertigine del tempo. Sentimento di cui mi sento un coltivatore diretto.
A volte lo uso come una interiezione, a volte come una imprecazione.
E’ stata l’insegna del mio secondo blog.
Oggi ne faccio semplice, normale esercizio.
La Pasqua è davvero l’occasione giusta.
Ho già indicato come il significato della Pasqua mi appaia difficile da conquistare.
Il Natale è indubbiamente qualcosa di molto più facile.
In fondo la psicanalisi stessa è pervasa da qualcosa che si ritrova in quella parte del Cristianesimo che sta al di qua del mistero pasquale.
Ma che cos’è ciò che amo definire il mistero pasquale?
Che la Resurrezione sia una delle fantasie più gettonate dall’anima umana da sempre è poca cosa.
Permettetemi di dire che tutte le tradizioni sapienziali e spirituali , nei modi più diversi, ci hanno provato, ci provano, ci proveranno quasi sempre.
 Sconfessando nei modi più diversi l’evidenza, innocente in sé stessa, che ciò che nasce debba morire. Momenti, in fondo, di una organica respirazione.
Ciò che accennavo in relazione alla psicanalisi mi appare nei dintorni della Concezione e della Natività.
Ogni nascita ha alle spalle eventi significativi della vita pre-natale: la visita di Maria ad Elisabetta di cui già mi sono occupato (vedi Battesimo sul Giordano)
Ogni individuo è singolare. Ogni nascita ha un elemento di magia. Nella cifra dell’Annunciazione si mimetizza un altro mistero: la plasmazione del desiderio del neonato nel desiderio materno, nelle aspettative spalancate dall’Annunciazione. E con questo l’individuo che dal neonato discende.  Ma riprenderò la questione nel periodo di Avvento. E’ questa una riflessione di questi giorni.
Nel mistero dell’episodio di Gesù dodicenne risiedono le chiavi dei misteri della svolta psichica adolescenziale che conducono in fondo al “rinascere da adulti” del colloquio con Nicodemo.
Mi scuso con un lettore potenzialmente disorientato per questa sequela, questo rosario di misteri.
Di quasi tutti ho già scritto più dettagliatamente nel corso dell’anno. Di altri lo farò. Ciascuno ha una sua abissalità ma… Questo elenco è per dire che tutto ciò è in fondo poca cosa davanti al mistero della Resurrezione del Cristo.

Anche la resurrezione di Lazzaro diventa poca cosa al confronto.
In fondo si tratta della guarigione miracolosa di un malato restituito all’affetto dei suoi cari. Si tratta forse del compimento della fantasia più ricorrente nella casa di un malato terminale o di un defunto.
Ma, per quanto nella somministrazione liturgica cattolica la Resurrezione venga confusa con qualcosa di simile, nel capitolo 20 del Vangelo di Giovanni si manifesta il mistero per intero.
Non si tratta di qualcosa di simile alla resurrezione di Lazzaro, restituito alla famiglia.

Il Risorto non è riconosciuto dalla madre e dalle figure a lui più vicine. Giovanni, Maddalena e l’altra Maria! Nel racconto di Luca non viene riconosciuto dal discepoli nella cena di Emmaus.
Credo, ma mi rendo conto di non spiegare nulla, solo di indicare quella che mi appare la dimensione di un mistero, che qui stia l’essenziale.
Si tratta della Resurrezione paradossale di ciò che non è mai nato.
Di quella scintilla di individualità che non si lascia inscrivere nel desiderio della madre, nella aspettative sue e dei suoi fratelli. Del contesto sociale di elezione e riferimento.
In tutto ciò in cui, lungo il corso di ogni nostra biografia, cerchiamo di realizzarci per riconoscerci.
Si tratta del disincanto dell’individuo puro. Dell’individuo assoluto.
Per questo arduo concetto è stato coniato il concetto, così difficile da afferrare, di “unigenito figlio del Padre”.
Sarebbe più intuitivo per la nostra sensibilità forse parlare di un figlio delle stelle. Ricordando l’esortazione del “Il Profeta
Di un individuo che ha elaborato al livello nel modo più assoluto e completo ogni legame familiare e sociale di cui, comunque, ha bisogno per venire al mondo e abitarci.
E tutto questo, innegabilmente, è anche il sogno della psicanalisi.
Che tuttavia, comprensibilmente e ragionevolmente, è cosciente dei propri limiti e ne riconosce il carattere illusorio.
Mi appare ragionevole il farlo.
Ma per questo, credo, ho cercato di avanzare il termine di psico-NON-analisi.
Qualcosa che da diversi mesi, faticosamente, cerco di definire il più compiutamente possibile.
Mi sono accorto in queste ore che forse il compimento della psico-NON-analisi abita nei dintorni di questo mistero.
Quel rinascere da adulti, sogno indicato nel colloquio con Nicodemo (rinascere non più dal ventre di una madre), promesso e ragionevolmente disatteso dalla psicanalisi. Rappresentato come appagato nel racconto della Resurrezione del Vangelo di Giovanni.
Un desiderio rappresentato come appagato. Proprio come Freud definiva il sogno.
Ovviamente io, in quanto psicanalista comunque, ma anche appassionato indagatore di misteri della cultura umana, non pretendo di riuscire a separare così nettamente i sogni dalla realtà. Quest’ultima è idea piuttosto incerta nelle ultime pagine dell’evoluzione della filosofia della scienza.
Quanto di ciò che chiamo realtà abiti nel mondo dei sogni è quanto cerco di mostrare nell’e-book che nelle prossime settimane sarà disponibile presso questo sito.
Potrebbe essere la sorpresa nell’uovo di Pasqua!
Se questo è l’uovo per la sorpresa occorrerà pazientare ancora una decina di giorni.
Un affettuoso e riconoscente augurio di buona Pasqua a tutti i miei amati, pazienti lettori!
Buona Pasqua, come diceva un mio amico, qualunque cosa significhi per voi!

 

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