lunedì 20 febbraio 2017

FRUTTI DELLO SPIRITO SANTO


FRUTTI DELLO SPIRITO SANTO

A questo proposito leggiamo insieme il passo dei Galati 5, 18-25.
Quanto ci danno fastidio le regole che ci vengono imposte... vorremmo essere liberi di fare ciò che vogliamo senza rendere conto a nessuno. San Paolo ci dice che se siamo guidato dallo Spirito non siamo soggetti ad alcuna legge. L’unica legge che dobbiamo seguire è già scritta nel nostro cuore da Dio: la Legge dello Spirito Santo. Se sappiamo ascoltarla saremo in grado di dare i frutti che questa legge è in grado di produrre
  • Amore
  • Gioia
  • Pace
  • Pazienza
  • Benevolenza
  • Bontà
  • Fedeltà
  • Mitezza
  • Dominio di sé
Solo allora ci potremmo definire veramente liberi, perché nessuno potrà dirci ciò che giusto e ciò che è sbagliato, quello che dobbiamo o non dobbiamo fare.
Vediamoli ora brevemente:

AMORE

L’Amore è dono di sé, condivisione della propria vita e dei propri doni spirituali e materiali con i fratelli.
Con l’amore il cristiano fa della sua vita un dono per i fratelli. Non dona solo le cose e i beni, ma tutto ciò che ha ricevuto da Dio. Chi ama mette a disposizione i propri talenti, sapendo che da questo dono si migliora, si perfeziona, cresce.
L’esempio dell’Amore assoluto, vero, puro e Santo è Cristo Gesù. Egli ha dato sé stesso per noi, dall’alto della croce.
L’amore è dono di sé, ma per poterlo fare bisogna avere qualcosa da dare ed essere convinti che questa è la vera essenza che dà senso alla vita dell’uomo.

GIOIA

La Gioia si ha quando riusciamo a liberare il nostro cuore dagli affanni, dalle preoccupazioni. Lo Spirito desidera che noi chiediamo la Gioia. Un cristiano senza Gioia è un cristiano senza vita.
La vera Gioia nasce dalla conoscenza del Signore e della Sua Santa volontà.
La vera Gioia ricolma il cuore di calma e quiete; spesso invece abbiamo il cuore turbato.
La vera Gioia nasce quando permettiamo a Dio di abitare nel nostro cuore. Spesso, invece, ci lasciamo trasportare dalla ricerca della sola soddisfazione dei sensi, credendo che questo ci basti. In realtà non è così: questo lascia il vuoto dietro di sé, basta pensare a quante persone cercano continuamente nuovi stordimenti, nuove emozioni sempre più forti per colmare il vuoto che hanno dentro, mettendo spesso in pericolo la propria vita o rovinandosela. Credono che questi stordimenti possano donar loro la gioia e non si rendono conto che non sono altro che suoi surrogati.

PACE

La Pace è la serenità totale che regna nel cuore dell’uomo, vivendo nella verità di Dio e nella Sua carità. La Pace è la pienezza che non ha bisogno di nulla: ha tutto ciò di cui ha bisogno.
Chi vuole la pace deve togliere il peccato dal cuore; questo è possibile solo con la forza dello Spirito Santo che scendendo su di noi ci guida sempre sui giusti sentieri.
La Pace è una gioia silenziosa che viene da Dio. Quando il cuore ci dice che Dio è contento di noi, ci sentiamo più forti nella fede, abbiamo più speranza. Quando nel cuore sentiamo la Pace di Dio abbiamo la possibilità di compiere grandi cose per Dio e per i nostri fratelli.

PAZIENZA

Abbiamo tutti bisogno della Pazienza: con noi stessi, conoscendo i nostri limiti, nel lavoro e nello studio, con i nostri amici. Eppure spesso la perdiamo...
Ma dobbiamo renderci conto che nessuna conquista si ottiene senza di essa.
Per poter imparare c’è bisogno della Pazienza, per raggiungere un obiettivo (nello studio, nel lavoro, nel gioco) c’è bisogno della Pazienza, ogni vittoria che vogliamo raggiungere ha bisogno della Pazienza.
Non si può ottenere tutto e subito, senza perseveranza e impegno, questo l’abbiamo già appurato. Eppure spesso vorremmo “bruciare” le tappe, soprattutto quando siamo più giovani e inesperti.
Dobbiamo essere pronti a lottare, a faticare e a perseguire i nostri obiettivi. Nulla si fa o si ottiene senza la Pazienza. Apriamoci allo Spirito Santo: Lui è pronto a darci questo dono.

BENEVOLENZA

La Benevolenza è desiderare il bene, e fare in modo che si concretizzi, senza lasciarlo diventare un puro e semplice ideale. Quando ci si lascia guidare dallo Spirito Santo si vuole il bene alla maniera di Gesù Cristo: lo si vuole per via reale, non solo ideale.
Oggi idealmente tutti vogliono il bene del fratello, lo si predica, lo si annunzia; ma questo desiderio di bene rimane una lettera morta, questo accade perché non accogliamo lo Spirito Santo e non ci lasciamo guidare da Lui nei nostri pensieri, nei nostri sentimenti, nel nostro cuore.
Finché noi penseremo che la Benevolenza è semplicemente un desiderio e non un’opera concreta e reale di bene, vivremo il nostro cristianesimo in modo superficiale, molto distante dagli insegnamenti del Signore.
Con la Benevolenza possiamo allontanarci dall’egoismo, volendo veramente il bene per ogni nostro fratello.
Ma per volere veramente il bene, ci vuole impegno da parte nostra affinché il nostro fratello possa avere dignità, libertà, rispetto, comprensione, aiuto concreto. Dobbiamo essere in grado di perdonare il prossimo, dandogli la possibilità di ricominciare, di risollevarsi, rinascendo a vita nuova.

BONTÀ

Quando l’uomo ha la Bontà nel proprio cuore è incapace di pensare il male, di volerlo o di desiderarlo per gli altri.
Dio è buono, è la fonte e la sorgente di ogni bontà. Lui ha da sempre pensato l’uomo, pensando di fargli solo del bene.
Perché il nostro desiderio di bene per l’altro sia reale, efficace e concreto, dobbiamo lasciar agire in noi lo Spirito Santo. Solo Lui ci consente di avere un cuore ricco di bontà, misericordia, pietà. Per l’uomo nel cui cuore regna e vive lo Spirito Santo non c’è spazio alcuno per il male, per i desideri non buoni. L’uomo buono è incapace di qualsiasi male.

FEDELTÀ

Non esiste vero cammino di fedeltà a Dio senza un cammino di fedeltà all’uomo da parte di Dio. Noi gli diciamo sì, perché Lui ci ha detto sì e continua a farlo in eterno.
Fedeltà a Dio, Fedeltà ai nostri fratelli, Fedeltà agli impegni presi, Fedeltà ai doveri che abbiamo, Fedeltà ai doni che abbiamo ricevuto da Dio. Fedeli all’amore, Fedeli alla Parola del Signore, Fedeli al sacrificio, Fedeli ad ogni parola data, Fedeli a Dio e agli uomini, Fedeli alla Chiesa.
Quando la Fedeltà c’è, la si può quasi toccare, ha radici ben fondate, allora lo Spirito Santo sta operando in noi, è vivo dentro di noi.

MITEZZA

Gesù ha detto: ‹‹Beati i miti perché possederanno la terra›› (Mt. 5, 5); ‹‹Imparate da me che sono mite e umile di cuore›› (Mt. 11, 29). Quanta poca Mitezza c’è al giorno d’oggi, invece!
Chi non capisce il Vangelo e ciò che Gesù ci ha insegnato, pensa che la Mitezza sia una debolezza. In realtà non è così: è l’esatto opposto della debolezza! È frutto dello Spirito perché è forza, resistenza, lotta contro il maligno.
La Mitezza si può vivere solo nel compimento della volontà di Dio: senza questa giustizia, non c’è nemmeno la Mitezza.
Mitezza vuol dire anche essere eleganti nelle forme, nelle parole, negli atteggiamenti quando ci poniamo verso gli altri: essere cortesi ed educati. Mi rendo conto: è “fuori moda” questo atteggiamento, vero? Ma riflettiamoci un po’ su...

DOMINIO DI SÉ

Probabilmente Paolo parla della padronanza dei nostri istinti, compresi quelli animaleschi. È la capacità di dominare la nostra volontà, indirizzandola nel verso giusto, verso il bene e non verso il male. È vigilare sulla nostra fragilità, è frenare le morbosità e le illusioni. Lo Spirito Santo, proprio perché è bellezza, ci vuole puri, limpidi, trasparenti. Lui non vuole il fango: chi è schiavo delle bassezze dei propri istinti contrasta lo Spirito Santo.
Il Dominio di sé esiste in noi solo se seguiamo la volontà di Dio. Chi vive in modo materialistico, cedendo ai propri istinti, non potrà mai avere questo frutto.

Questo frutto è ciò che ci distingue dagli animali: è la nostra capacità di controllare l’istinto e dominare la volontà dirigendola al bene. Anche questo sembra un frutto “fuori moda” al giorno d’oggi: tutti gli input che vengono dal mondo esterno (moda, TV, pubblicità, film, videogiochi...) ci portano a dire che la felicità sta nel fare quello che vogliamo e nel seguire i nostri istinti.

mercoledì 1 febbraio 2017

IL TIMOR DI DIO


IL TIMOR DI DIO

Quanta confusione su questo dono: aver timore di Dio, paura...
Avere Timore di Dio, dal vocabolario, significa ‹‹sentimento di rispetto, paura di far soffrire››.

La Bibbia ovviamente unendo i due termini (Timore e Dio) non vuole di certo fare terrorismo religioso, proporre un Dio giudice severo che incute paura e non dà confidenza, darebbe una Sua immagine in contraddizione con quella del Padre buono e misericordioso; ricordiamoci che Dio è amore.

Il Timore deve essere inteso come affettuoso rispetto nei Suoi confronti, con la preoccupazione di non offenderlo con la nostra ingratitudine e i nostri peccati, evitando tutto ciò che potrebbe allontanarci da Lui.

Non immaginiamo Dio come “qualcuno” che trova il male in ogni cosa, che un guastafeste che ci dice ‹‹non fare questo o quello››. Solleviamo dalla polvere la parola Dio, ridiamole la giusta fama. Presentiamo un Dio che crede nell’uomo e lo vuole protagonista, un Dio discreto che bussa e attende, un Dio il cui lavoro è amare a perdonare.

Il Timore di Dio ci aiuta ad elaborare un efficace antidoto all’indifferenza religiosa che dilaga o alla totale negazione della sua esistenza. Nel nostro tempo stanno crescendo la superstizione, la magia, l’astrologia, la cartomanzia... diventano oggetti di culto (idoli) il successo, il denaro, il potere, la carriera, il corpo: ma questi non sono Dio, sono solo dei surrogati. 

Questo clima avvolge tutti, soprattutto i ragazzi delle nuove generazioni. Si affida la propria vita ad un oroscopo (o a un suo equivalente), senza nemmeno sospettare che Dio possa avere un progetto diverso per noi.

Diventa dunque necessario rivalutare nel modo giusto il rapporto che dobbiamo avere con Dio, dare a Dio il posto che gli spetta nella nostra vita. In questa impresa faticosa ci viene in aiuto lo Spirito Santo proprio con il dono del Timore di Dio.

È naturale che chi non rispetta Dio, non rispetta nemmeno gli uomini, ed arriva persino a calpestarli (rivolgiamo il nostro pensiero ai lager, alle infinite guerre, ai genocidi, agli atti di violenza che vengono compiuti ogni giorno...).
Chi teme Dio, chi lo rispetta e lo ama, rispetterà e amerà anche l’uomo, che vede come figlio di Dio e suo fratello.

Per capire questo dono, è molto bello il racconto di Zaccheo ricordate?

Zaccheo è un pubblicano, per la precisione capo dei pubblicani, è anche ricco. Zaccheo riscuoteva le tasse ricordate? 

Ingannava la gente per arricchirsi sempre di più. Zaccheo sente dire che Gesù sta attraversando la città di Gerico ed è incuriosito di vedere chi sia, si arrampica perfino su un sicomoro per poterlo incontrare. 

Ecco che però accade qualcosa: Gesù lo vede e lo chiama, dicendogli che "oggi deve fermarsi a casa sua" Zaccheo pur sapendo di essere in errore non ha paura di Gesù, anzi apertamente confessa i suoi peccati, e promette a Gesù di provvedere a rimediare restituendo quanto aveva rubato.

Come mai questo suo cambiamento? Zaccheo quando vede Gesù, illuminato dal dono del Timor di Dio (quel dono che aveva parcheggiato nel suo cuore), riconosce di essersi separato da Dio, di averLo offeso con le sue azioni, le sue mancanze, scopre la paura di aver fatto soffrire i fratelli che ha ingannato; non teme il castigo di Dio, ma si rende conto di averlo offeso e ammette di non meritare il Suo Amore.

Gesù ben conosce Zaccheo, lo chiama, gli parla, si ferma da lui. Questo incontro cambierà totalmente la vita di Zaccheo; attraverso questo dono vivrà nella gioia e nella carità.

Il Timor di Dio è un dono per:
rispettare Dio e accorgerci che non siamo Dio
fare il bene
crescere nella gioia
ascoltare Dio

IL DONO DEL TIMOR DI DIO

Dio è Dio e io sono un uomo. 
Dio è il creatore e io la sua creatura. 
Dio è la fonte, io l'assetato. 
Dio è il mare, io la goccia. 
Dio è la corrente, io il filo. 
Dio è potente, io debole.

Dio è Santo, io peccatore.

Il dono del Timor di Dio
mi ricorda che devo inginocchiarmi se voglio innalzarmi.

Mi convince che sono povero: mi spinge ad alzare le mani e pregare con amore: poiché se è vero che sono un nulla, sono un nulla abbracciato da te che sei Tutto.


In sintesi il Timor di Dio dona la capacità di riconoscere la grandezza di Dio e il Suo ruolo nella storia degli uomini. Ci aiuta a confidare meno in noi, poiché ci mostra i nostri limiti, mantenendoci nell’umiltà, per abbandonarci di più a Dio. 

Poi ci fa capire che Dio merita il nostro rispetto, perché è il creatore dell’universo e tutto dipende da Lui. Questo dono ci aiuta ad essere sempre pronti ad accogliere Gesù con le “lampade accese”.