sabato 1 luglio 2017

ACCUSA DEI PECCATI


ACCUSA DEI PECCATI


17. Che cos'è l'accusa dei peccati?
L'accusa dei peccati è la manifestazione dei peccati fatta al Sacerdote confessore, per ricevere l'assoluzione.

18. Di quali peccati siamo obbligati ad accusarci?
Siamo obbligati ad accusarci di tutti i peccati mortali (con numero e circostanze) non ancora confessati o confessati male. La Chiesa raccomanda vivamente di confessare anche i peccati veniali per formare la propria coscienza, lottare contro le cattive inclinazioni, lasciar­si guarire da Cristo e progredire nella vita dello Spirito.

19. Come deve essere l'accusa dei peccati?
L'accusa dei peccati deve essere umile, intera, sincera, prudente e breve.

20. Quali circostanze si devono manifestare, perché l'accusa sia intera?
Perché l'accusa sia intera, si devono manifestare le circostanze che mutano la specie del peccato:
1. quelle per le quali un'azione peccaminosa da veniale diventa mortale;
2. quelle per le quali un'azione peccaminosa contiene due o più peccati mortali.
 
21. Chi non ricorda precisamente il numero dei suoi peccati mortali, che cosa deve fare?
Chi non ricorda precisamente il numero dei suoi pec­cati mortali, deve accusarne il numero, perlomeno, approssimativo.

22. Perché non dobbiamo farci vincere dalla vergo­gna e tacere qualche peccato mortale?
Non dobbiamo farci vincere dalla vergogna e tacere qualche peccato mortale, perché ci confessiamo a Gesú Cristo nella persona del confessore, e questi non può rivelare nessun peccato, a costo anche della vita (sigillo sacramentale); e perché, altrimenti, non ottenendo il perdono saremo condannati.

23. Chi per vergogna tacesse un peccato mortale, farebbe una buona Confessione?
Chi per vergogna tacesse un peccato mortale, non farebbe una buona Confessione, ma commetterebbe un sacrilegio .
Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato gravissimo, soprattutto quando è commesso contro l’Eucaristia, perché, in questo Sacramento, è presente Nostro Signore Gesù Cristo in modo vero, reale, sostanziale; con il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua Anima e la sua Divinità.
 
24. Che cosa deve fare chi sa di non essersi con­fessato bene?
Chi sa di non essersi confessato bene, deve rifare le confessioni fatte male e accusarsi dei sacrilegi com­messi.

25. Chi senza colpa ha tralasciato o dimenticato un peccato mortale, ha fatto una buona Confessione?
Chi senza colpa ha tralasciato o dimenticato un pec­cato mortale (o grave), ha fatto una buona Confes­sione. Qualora se ne ricordasse, gli resta l'obbligo di accusarsene nella Confessione seguente.
 

SODDISFAZIONE O PENITENZA

26. Che cos'è la soddisfazione o penitenza?
La soddisfazione, o penitenza sacramentale, é il compimento di certi atti di penitenza che il confessore impone al penitente per riparare il danno causa­to dal peccato commesso e per soddisfare alla giu­stizia di Dio.

27. Perché nella Confessione s'impone la penitenza?
Nella Confessione s'impone la penitenza perché l'as­soluzione toglie il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il peccato ha causato (*). Molti peccati recano offesa al prossimo. Bisogna fare il possibile per riparare (ad esempio, restituire cose rubate, ristabilire la reputazione di chi è stato calun­niato, risanare le ferite). 

La semplice giustizia lo esige. Ma, in più, il peccato ferisce e indebolisce il peccatore stesso, come anche le sue relazioni con Dio e con il prossimo. Risollevato dal peccato, il pec­catore deve ancora recuperare la piena salute spiri­tuale. Deve dunque fare qualcosa di più per riparare le proprie colpe: deve "soddisfare" in maniera ade­guata o "espiare" i suoi peccati.

Il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato morta­le (o grave) ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire la vita eterna, la cui privazione è chiamata la "pena eterna" del peccato. D'altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio. 

Tale puri­ficazione libera dalla cosiddetta "pena temporale" del pec­cato. Queste due pene non devono essere concepite come una specie di vendetta, che Dio infligge dall'esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa del peccato. Una conver­sione, che procede da una fervente carità, può arrivare alla totale purificazione del peccatore, così che non sussista più alcuna pena.

Il perdono del peccato e la restaurazione della comunione con Dio comportano la remissione delle pene eterne del pec­cato. Rimangono, tuttavia, le pene temporali del peccato. Il cristiano deve sforzarsi, sopportando pazientemente le sof­ferenze e le prove di ogni genere e, venuto il giorno, affron­tando serenamente la morte, di accettare come una grazia queste pene temporali del peccato; deve impegnarsi, attra­verso le opere di misericordia e di carità, come pure median­te la preghiera     e varie pratiche di penitenza, a spogliarsi completamente dell'«uomo vecchio» e a rivestire l’uomo nuovo».
 
28. Quando si deve fare la penitenza?
Se il confessore non ha prescritto alcun tempo, la penitenza si deve fare al più presto.

  

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