giovedì 3 maggio 2018


 
L'ORDINE SACRO


  (cc 1008-1054)



Per divina istituzione, con il sacramento dell'ordine alcuni fedeli, mediante il carattere indelebile con il quale vengono segnati, sono consacrati ministri sacri e destinati a pascere il popolo di Dio, adempiendo nella persona di Cristo Capo, ciascuno nel suo grado, le funzioni di insegnare, santificare e governare (c 1008).
Gli ordini sono l'episcopato, il presbiterato e il diaconato, e vengono conferiti mediante l'imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, che i libri liturgici prescrivono per i singoli gradi (c 1009).
La materia unica degli ordini del diaconato, del presbiterato e dell'episcopato, è l'imposizione delle mani; la forma unica sono le parole che determinano l'applicazione di questa materia, perché esprimono chiaramente gli effetti sacramentali, cioè il potere di ordine e di grazia dello Spirito (Pio XII, Sacramentum Ordinis, 30 novembre 1947).
La diaconia del Cristo servo, pastore, sacerdote e re, è il principio costitutivo ed esemplare dei ministeri ordinati.
La natura ministeriale della Chiesa si fonda sui principi:
— della sacramentalità della Chiesa. Cristo cioè e il suo mistero vive e perdura nella Chiesa; e la Chiesa non fa altro che rendere attuale questo mistero di salvezza mediante la Parola, il Sacrificio e i sacramenti, mentre riceve in sé la forza dello Spirito Santo e la vita del suo Signore da testimoniare nel mondo;
— della ecclesiologia di comunione, che configura la Chiesa articolata e servita da ministeri, distribuiti con varietà e larghezza nei suoi membri;
— della complementarità del sacerdozio comune di tutto il popolo di Dio e del sacerdozio dei ministri ordinati.
Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l'uno all'altro, poiché l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo (Lg 10).



I gradi dell'ordine sacro


II Vescovo, insignito della pienezza del sacramento dell'ordine, è l'economo della grazia del supremo sacerdozio, specialmente nell'eucaristia, che offre egli stesso o fa offrire, e della quale la Chiesa continuamente vive e cresce (Lg 26).
I Vescovi reggono le Chiese particolari a loro affidate, come vicari e legati di Cristo, col consiglio, la persuasione, l'esempio, ma anche con l'autorità e la sacra potestà, della quale però debbono servirsi per elevare il proprio gregge nella verità e nella santità. Questa potestà, che personalmente esercitano in nome di Cristo, è propria, ordinaria e immediata, quantunque il suo esercizio sia in ultima istanza sottoposto alla suprema autorità della Chiesa e, entro certi limiti, in vista del- l'utilità della Chiesa o dei suoi fedeli, possa essere circoscritta dalla Sede Apostolica (Lg 27).


I presbiteri, pur non possedendo l'apice del sacerdozio e dipendendo dai Vescovi nell'esercizio della loro potestà, sono tuttavia a loro congiunti per l'onore sacerdotale e in virtù del sacramento dell'ordine, ad immagine di Cristo, sommo ed eterno sacerdote, sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento (Lg 27; cfr PO 2,6).
I sacerdoti, saggi collaboratori dell'ordine episcopale e suo aiuto e strumento, chiamati a servire il popolo di Dio, costituiscono col loro Vescovo un unico corpo sacerdotale, sebbene destinato a diversi uffici. Essi, sotto l'autorità del Vescovo, santificano e governano la porzione di gregge del Signore loro affidata e debbono portare il loro contributo al lavoro pastorale di tutta la diocesi, anzi, di tutta la Chiesa (Lg 28; cfr PO 8).
Con la potestà sacra, di cui il sacerdote è insignito, forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio eucaristico in persona di Cristo e l'offre a Dio a nome di tutto il popolo, mentre i fedeli, in virtù del regale sacerdozio, concorrono all'oblazione dell'eucaristia, e lo esercitano col ricevere i sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, con l'abnegazione e l'operosa carità (Lg 10; cfr PO 5).
I diaconi sono costituiti in un grado inferiore della gerarchia e vengono loro imposte le mani per il ministero. Sostenuti dalla grazia sacramentale, nel ministero della liturgia, della predicazione e della carità, servono il popolo di Dio, in comunione col Vescovo e i suoi sacerdoti (Lg 29; cfr Ag 17).
L'ordine del diaconato può essere conferito come tappa al presbiteriato, ma anche come proprio e permanente grado della gerarchia (Lg 29).
Con il motu proprio Sacrum diaconatus ordinem del 18 giugno 1967, Paolo VI affidava alle Conferenze episcopali di determinare, con l'approvazione della Santa Sede, i tempi e i modi di restaurazione del diaconato permanente nella Chiesa latina.
La Conferenza episcopale italiana ha introdotto il diaconato permanente nella Chiesa italiana con il documento pastorale Restaurazione del diaconato permanente dell'8 dicembre 1971 e con le successive Norme e direttive del 21 aprile 1972.
Il Codice di Diritto Canonico prescrive che i candidati al diaconato permanente siano formati a condurre una vita evangelica e siano preparati a compiere nel debito modo i doveri propri dell'ordine;
— se sono giovani, dimorando almeno per tre anni in una casa specifica, a meno che per gravi ragioni il Vescovo diocesano non abbia disposto diversamente;
— se sono uomini di età più matura, sia celibi sia coniugati, mediante un progetto formativo della durata di tre anni, determinato dalla Conferenza episcopale (c 236).

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