sabato 2 giugno 2018


Le vocazioni sacerdotali

È dovere di tutta la comunità cristiana promuovere le vocazioni affinché si possa convenientemente provvedere alle necessità di sacro ministero in tutta la Chiesa. Hanno questo dovere specialmente la famiglie cristiane, gli educatori e in modo particolare i sacerdoti, soprattutto i parroci.
I Vescovi diocesani, ai quali spetta in sommo grado curare la promozione delle vocazioni, debbono rendere consapevole il popolo loro affidato sull'importanza del ministero sacro e sulla necessità di ministri nella Chiesa, suscitare e sostenere le iniziative atte a favorire le vocazioni, soprattutto mediante le opere istituite a tale scopo (c 233, par 1).
Il problema delle vocazioni al sacerdozio interessa tutti coloro che sono Chiesa per il battesimo e perciò debbono fare propria la sua missione di salvezza nella realtà storica del presente e nella prospettiva del domani.
La pastorale vocazionale deve anzitutto essere consapevole del fatto che è Dio a chiamare e quindi che l'azione umana ha una funzione soltanto mediatrice: questo significa che ogni attività pastorale vocazionale è compiuta nell'ascolto più totale e rispettoso delle mozioni dello Spirito in un clima di ricerca della volontà del Padre, che libera dai condizionamenti umani e realizza l'uomo nella sua pienezza.
L'azione pastorale tiene anche conto del fatto che il dialogo vocazionale tra Dio e l'uomo prende l'avvio da segni ed eventi incarnati nella storia, che hanno la funzione di significare la proposta divina attraverso la mediazione della creatura specialmente dalle attese e dai bisogni della Chiesa e del mondo.
La vocazione poi è radicata nell'essere dell'uomo, quindi cresce con lui nella storia, per cui non è sufficiente la proposta iniziale, se poi questo germe non viene sostenuto da condizioni ambientali adatte (Cei, La preparazione al sacerdozio ministeriale [1972], n. 323).

Momenti essenziali dell'animazione vocazionale sono specialmente la preghiera e la catechesi. La preghiera nasce dalla consapevolezza che ogni chiamata è dono dello Spirito e insieme rappresenta la fedele risposta al comando di Gesù di pregare il padrone della messe (Mt. 9,38; Le 10,2).

L'attuale crisi di vocazioni sacerdotali e religiose è dovuta in gran parte all'errata e diffusa opinione che il problema sia di competenza quasi esclusivamente dei Vescovi e dei sacerdoti. Il Concilio Vaticano II ha sottolineato il dovere di tutta la comunità di dare incremento alle vocazioni sacerdotali, anzitutto con una vita perfettamente cristiana (Ot 2).

A tale riguardo, il massimo contributo deve essere offerto tanto dalle famiglie, le quali — se animate da spirito di fede, di carità e di pietà — costituiscono come il primo seminario, quanto dalle parrocchie, della cui vita fiorente entrano a far parte gli stessi adolescenti.
A differenza dei tempi passati, vi sono oggi genitori che, pur dicendosi cristiani, ostacolano le scelte vocazionali dei propri figli. È, questo, un atteggiamento gravemente lesivo della libertà personale dei figli e che pregiudica il loro vero bene.
Contrastare i figli nelle loro legittime scelte di vita è abuso d'autorità e significa assumersi la responsabilità di facilmente prevedibili scelte sbagliate e perciò destinate a gravi e irreparabili fallimenti.
I sacerdoti, specialmente se in cura d'anime, sono i più diretti responsabili della pastorale vocazionale e quindi debbono avere la massima cura nel far comprendere ai fedeli, con il ministero della parola, la direzione spirituale e la propria testimonianza di una vita in cui si rifletta chiaramente lo spirito di servizio e la vera gioia pasquale, l'eccellenza e la necessità del sacerdozio (Ot 11). L'esperienza attesta che un gran numero di sacerdoti deve la vocazione, dopo che a Dio, a un sacerdote che ha saputo aiutarli a scoprirla e ad assecondarla, con l'esempio di una vita gioiosamente consacrata a Dio, alla Chiesa e ai fratelli.
Ai Vescovi italiani, riuniti in assemblea generale, Giovanni Paolo II ha detto: “È indubbio che, se i giovani sono seguiti, assistiti, educati nella fede da sacerdoti che vivono degnamente il loro sacerdozio, sarà agevole individuare e scoprire quelli tra loro che sono chiamati ed aiutarli a camminare lungo la via dal Signore indicata” (16 maggio 1979). L'ambiente più consono e favorevole alla promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose è quello delle associazioni giovanili in quanto più disponibile all'ascolto e all'accoglienza della chiamata del Signore. Va anzi detto che le predette vocazioni sono sicura riprova della ecclesialità delle associazioni e della validità del cammino di fede che esse sì propongono e perseguono.
Il Signore, che vuole la salvezza di tutti gli uomini (1 Tm 2,4) per mezzo del ministero dei sacerdoti (Mt 28,20; 2 Cor 3,6), non farà mancare alla sua Chiesa i sacerdoti di cui ha bisogno se l'intera comunità e ciascun suo membro, secondo il proprio ruolo nella Chiesa, offrirà un permanente contributo di consapevolezza, di preghiera (Mt 9,38; Le 10,2) e di crescita autenticamente cristiana.


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