mercoledì 11 luglio 2018



Gli ordinandi

Può essere validamente ordinato soltanto il battezzato di sesso maschile (c 1024), Per conferire lecitamente gli ordini del presbiterato o del diaconato, si richiede che il candidato, compiuto il periodo di prova a norma di diritto, abbia le dovute qualità, a giudizio del Vescovo proprio o del competente Superiore maggiore; non abbia irregolarità o impedimenti; vi siano i documenti prescritti e abbia superato lo scrutinio o esame canonico di cui ai canoni 1050-1052, dei quali si dirà tra poco. Si richiede inoltre che, a giudizio dello stesso legittimo superiore, il candidato sia utile per il ministero della Chiesa (c 1025). Per procedere lecitamente all'ordinazione non è quindi sufficiente che l'aspirante abbia le qualità richieste dall'ordine sacro; ma occorre che il Vescovo lo giudichi utile al ministero e alle necessità della Chiesa particolare al cui servizio viene ordinato, anche se “il dono spirituale che i presbiteri ricevono nell'ordinazione non li prepara a una missione limitata e ristretta, bensì a una vastissima e universale missione di salvezza, fino agli ultimi confini della terra, dato che qualunque ministero sacerdotale partecipa della stessa ampiezza universale della missione affidata da Cristo agli Apostoli” (PO 10).
L'ordine sacro non è infatti un riconoscimento di qualità o di benemerenze, ma è chiamata del Vescovo a servire, con il sacro ministero, la Chiesa e i fratelli.

I requisiti

Chi viene ordinato deve godere della debita libertà, ed è assolutamente illecito costringere alcuno, in qualunque modo o per qualsiasi causa, a ricevere gli ordini o distogliere un candidato canonicamente idoneo dal riceverli (c 1026).
Gli aspiranti al diaconato e al presbiterato debbono essere accuratamente preparati e adeguatamente informati circa gli obblighi che assumono, ed essere ordinati soltanto se, per prudente giudizio del Vescovo proprio o del Superiore competente, hanno fede integra, retta intenzione, scienza debita, godono buona stima e sono dì integri costumi e di provata virtù, e sono dotati di tutte le altre qualità fisiche e psichiche congruenti con l'ordine da ricevere (cc 1027-1029).
Il giudizio sulla idoneità del candidato deve essere attentamente ponderato e positivamente fondato, in modo da non lasciare ragionevole spazio al dubbio. Tutto questo per tutelare il vero bene sia dell'aspirante agli ordini sacri sia della Chiesa.
Il presbiterato può essere conferito solo a chi ha compiuto 25 anni di età e possiede una sufficiente maturità, osservato inoltre l'intervallo di almeno sei mesi tra il diaconato e il presbiterato.
Coloro che sono destinati al presbiterato possono essere ammessi al diaconato soltanto dopo aver compiuto i 23 anni di età. La dispensa superiore a un anno dall'età canonica è riservata alla Sede Apostolica (c 1031). Gli aspiranti al presbiterato possono essere ordinati diaconi soltanto dopo aver compiuto il quinto anno del corso degli studi filosofici-teologici.
Completato il corso degli studi, il diacono deve partecipare, per un congrue tempo, alla cura pastorale esercitando l'ordine diaconale prima dì essere ordinato presbitero (c 1032). Per essere ammesso lecitamente agli ordini sacri, occorre aver ricevuto il sacramento della confermazione (c 1033).
L'aspirante al diaconato o al presbiterato non deve essere ordinalo se non avrà ottenuto in antecedenza, mediante il rito liturgico dell'ammissione, l'ascrizione tra i candidati, fatta previa domanda, redatta e firmata personalmente e accettata per iscritto dalla medesima autorità. Non è tenuto a richiedere la medesima ammissione chi è stato cooptato in un istituto clericale mediante i voti (c 1034). Il rito dell'ammissione tra i candidali al diaconato e al presbiterato si celebra quando consta che il loro proposito, convalidato dalle doti richieste, ha raggiunto una sufficiente maturazione.
È conveniente celebrare il rito dell'ammissione in cattedrale o nella chiesa parrocchiale dell'aspirante e con la partecipazione, ben preparata, della comunità e, possibilmente, del presbiterio diocesano, a significare l'importanza dell'evento vocazionale che interessa tutta la Chiesa diocesana. Prima del diaconato, il candidato deve aver ricevuto i ministeri di lettore e accolito e averli esercitati per un congrue tempo. Tra il conferimento dell'accolitato e del diaconato deve intercorrere un periodo di almeno sei mesi (c 1035). L'ufficio liturgico del lettore è la proclamazione delle letture nell'assemblea liturgica. Il lettore deve quindi curare la preparazione dei fedeli alla comprensione della parola di Dio ed educare nella fede i fanciulli e gli adulti. L'ufficio liturgico dell'accolito è di aiutare il presbitero e il diacono nelle azioni liturgiche e di distribuire ed esporre, come ministro straordinario, l'Eucaristia. Il lettorato e l'accolitato possono essere conferiti dall'autorità competente non solo agli aspiranti al presbiterato, come tappe e funzioni transitorie assorbite poi dal presbiterato; ma anche a laici idonei a prestare tali servizi alla comunità (cfr. i motu proprio  Ministeria quaedam e Ad pascendum, del 15 agosto 1972, di Paolo VI; Ministeri nella Chiesa della Cei, 15 settembre 1973). Per poter essere ammesso al diaconato o al presbiterato, il candidalo deve consegnare, al Vescovo proprio, una dichiarazione redatta e firmata personalmente, nella quale attesta che intende ricevere il sacro ordine spontaneamente e liberamente e che si dedicherà per sempre al ministero ecclesiastico (c. 1036), il promovendo al diaconato permanente, che non sia sposato, e così pure il promovendo al presbiterato, non possono essere ammessi all'ordine del diaconato se non hanno assunto, mediante il rito prescritto, pubblicamente, davanti a Dio e alla Chiesa, l'obbligo del celibato (c. 1037).
Con la verginità o il celibato osservato per il Regno dei cieli, i presbiteri si consacrano a Dio con un nuovo ed eccelso titolo, aderiscono più facilmente a Lui con un cuore non diviso (1 Cor 7,32-34), si dedicano più liberamente in Lui e per Lui al servizio di Dio e degli uomini, servono con maggiore efficacia il suo Regno e la sua opera di rigenerazione divina. In tal modo si dispongono meglio a ricevere una più ampia paternità in Cristo (PO 16). La disciplina del celibato sacerdotale nella Chiesa latina, fermamente riaffermata dal Concilio Vaticano II, è stata ribadita dai più recenti insegnamenti magisteriali della Chiesa.
“Il sacro celibato dei presbiteri è una legge capitale della nostra Chiesa latina, abbandonarla o metterla in discussione non si può. Retrocedere sarebbe venir meno a una fedeltà di amore e di sacrificio che la nostra Chiesa latina, dopo consumala esperienza, con immenso coraggio e con angelica serenità, sì è imposta nello sforzo secolare di severa selezione e di perenne rinnovamento del suo ministero sacerdotale, dal quale poi dipende la vitalità di tutto il popolo di Dio” (Paolo VI, 1 febbraio 1970). Nella lettera ai Vescovi e ai sacerdoti per il giovedì santo del 1979, Giovanni Paolo II scrive che la Chiesa latina collega il celibato alla vocazione al sacerdozio ministeriale “perché il celibato per il Regno non è soltanto un segno escatologico, ma ha anche un grande significato sociale nella vita presente per il servizio al popolo di Dio”. Prima di ricevere l'ordine sacro, i candidati debbono attendere agli esercizi spirituali per almeno cinque giorni nel luogo e nel modo stabiliti dal Vescovo diocesano (c. 1039).

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