domenica 1 luglio 2018

LA CELEBRAZIONE



La celebrazione

L'ordinazione va celebrata durante la messa solenne, in giorno di domenica, o in una festa di precetto; ma per ragioni pastorali si può compiere anche in giorno feriale (c 1010). 
Normalmente l'ordinazione si celebra nella chiesa 
cattedrale; tuttavia, per ragioni pastorali, può essere celebrata in un'altra chiesa o oratorio. 
All'ordinazione debbono essere invitati i chierici e gli altri fedeli, affinché vi partecipino nel maggior numero possibile (c 1011). 
Le azioni liturgiche non sono infatti azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è sacramento di unità, cioè popolo radunato e ordinato sotto la guida dei Vescovi, e perciò tali azioni appartengono all'intero Corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano (SC 26). 
E poiché, con le sacre ordinazioni, la Chiesa manifesta la sua continuità e vitalità nell'adempiere la missione salvifica affidatale da Cristo Gesù, è richiesta, per un titolo del tutto peculiare, la partecipazione dell'intera comunità diocesana, guidata dal Vescovo e dai presbiteri. 
La liturgia degli ordini sacri richiede cioè la partecipazione del clero e del popolo fedele della diocesi. 
Partecipando al rito delle ordinazioni, i chierici ravvivano la grazia della loro ordinazione e l'impegno di fedeltà alla propria vocazione di generoso servizio alla Chiesa ed ai fratelli; mentre i fedeli vengono efficacemente coinvolti nella vita della Chiesa e nel problema delle vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione. 
Affinché la partecipazione dei fedeli alla liturgia delle ordinazioni sia veramente consapevole e fruttuosa, occorre un'adeguata preparazione della Chiesa diocesana e, in particolare, della comunità nella quale viene celebrato il rito. Un triduo, almeno, di catechesi è quanto mai opportuno se si vuole che dall'evento ecclesiale dell'ordinazione si possano ricavare frutti veri e duraturi. Se invece i partecipanti alla celebrazione del rito non sono ben preparati, potranno riceverne emozioni, ma poco o nulla di più. 

Il ministro



Ministro della sacra ordinazione è il Vescovo consacrato (c 1012). 
Il Concilio di Trento ha definito come verità di fede che la potestà dei Vescovi di conferire gli ordini sacri è loro propria e non anche dei presbiteri, e che i Vescovi possono validamente conferire gli ordini anche senza il consenso del popolo o del potere civile (DS 1777). 
A nessun Vescovo è lecito consacrare un altro Vescovo, se prima non consta del mandato pontificio e, se non è stata concessa dispensa dalla Sede Apostolica, il Vescovo consacrante principale deve associare a sé almeno due Vescovi consacranti ed è assai conveniente che tutti i Vescovi presenti consacrino l'eletto insieme ad essi (cc 1013-1014). 
Ogni promovendo deve essere ordinato al presbiterato e al diaconato dal Vescovo proprio o con le sue legittime lettere dimissorie (c 1015). 
Le lettere dimissorie, che cioè autorizzano un altro Vescovo a conferire i sacri ordini, possono essere inviate a qualsiasi Vescovo in comunione con la Sede Apostolica, eccettuato soltanto (a meno che non vi sia un indulto apostolico) un Vescovo di rito diverso dal rito del promovendo (c 1021). 
Le lettere dimissorie possono essere revocate o limitate dallo stesso concedente o dal suo successore, ma una volta concesse non si estinguono se viene meno il diritto del concedente (c 1023). 
Spetta al Superiore maggiore di un istituto religioso clericale di diritto pontificio o di una società clericale di vita apostolica di diritto pontificio concedere ai propri sudditi, ascritti secondo le costituzioni in modo perpetuo o definitivo all'istituto o alla società, le lettere dimissorie per il diaconato e per il presbiterato. 
L'ordinazione di tutti gli altri alunni di qualsiasi istituto o società è retta dal diritto dei chierici secolari, revocato qualsiasi indulto concesso ai Superiori (c 1019). 
Vescovo proprio, relativamente all'ordinazione diaconale di coloro che intendono essere ascritti al clero secolare, è il Vescovo della diocesi nella quale l'ordinando ha il domicilio, o della diocesi alla quale ha deciso di dedicarsi; relativamente all'ordinazione presbiterale dei chierici secolari, è il Vescovo della diocesi nella quale l'ordinando è stato incardinato, e cioè ascritto, con il diaconato (c 1016). 


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